COMUNICATI

"un taglio percentuale sulle spese intermedie [come quello del governo Prodi] finirà col colpire gli Atenei più virtuosi…"

Nel 2007, sino a questo momento, non abbiamo inviato alcun comunicato stampa.


Riportiamo di seguito due commenti redatti da due nostri rappresentanti. Il primo riguarda la nostra battaglia per garantire il diritto di voto anche agli studenti in attesa di laurea (soprattutto triennale) che era stato negato alle ultime elezioni, il secondo è un commento alla finanziaria 2007.

IN ATTESA DI LAUREA, IN ATTESA DI GIUDIZIO
Sin dai primi anni, quelli delle elementari, a ciascuno di noi è stato insegnato che gli allievi sono uguali e che nessuno mai può arrogarsi di stabilire il contrario, se non commettendo un deprecabile sopruso.
Ebbene, con non poco rammarico ci tocca di vedere che alle prossime elezioni universitarie, nonostante i nostri vivaci e reiterati inviti al buon senso, non sarà così. Il principio di uguaglianza, linfa vitale della democrazia e di ogni civiltà degna di questo nome, sarà palesemente calpestato: gli studenti che figureranno in attesa di laurea saranno infatti esclusi dalle elezioni universitarie. La stessa università per la quale hanno sudato oggi non li vuole. Alla luce di una simile ingiustizia non possiamo non interrogarci sul senso di quelle elementari lezioni che ci venivano impartite ancora prima che ci fosse insegnato bene a leggere e a scrivere. Che ne è del buon senso e della ragione? E della giustizia? Tutte domande senza risposta, evidentemente.
Ma oltre al rispetto per il prossimo, l'altra grande lezione che da sempre ci sentiamo ripetere, se non ricordiamo male, è quella di non darci mai per vinti, di non desistere, soprattutto laddove ci si trova a combattere un'evidente ingiustizia. A quanto pare le altre liste universitarie di questa seconda, grande lezione di vita se ne infischiano. Loro pensano solo alle ambizioni, anche se pennellano i loro volantini i loro programmi di parole che fanno rima proprio con libertà e uguaglianza. Loro fanno solo "ciò che conviene" anche se poi hanno pure il coraggio di dire che si battono per "i diritti degli studenti".
Che facce toste, che ipocrisia.
Saremo idealisti, saremo illusi, saremo quello che volete ma a noi di Movimento Indipendente, l'esclusione di svariate centinaia di studenti dalle elezioni proprio non va giù. Ci sembra solo un piccolo grande crimine. Per questo, anche se non c'è nessuna norma che possa impedirlo o quantomeno sanzionarlo, noi continuiamo la nostra battaglia, che è poi anche la battaglia di chi verrà domani, dato che a tutti, prima o poi, toccherà di essere in quel libo che è "l'attesa di laurea". Forse la vinceremo questa battaglia, o forse no. Ma certamente, quando tutto sarà finito, noi sì, potremo guardarci negli occhi e dirci che è proprio vero: siamo innamorati della libertà.

FINANZIARIA 2007

Anche l'università è seriamente interessata dalla nuova finanziaria che il governo Prodi proporrà all'approvazione del Parlamento. Al di là di alcuni, pochi, aspetti positivi come la possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese di alloggio (sino ad un massimo di 400 € e solo per chi proviene da un'altra provincia rispetto a quella in cui a sede l'università) esistono numerose criticità che colpiranno studenti e atenei dal punto di vista economico e finanziario.
Tra queste la prima che merita di essere ricordata è il cosiddetto "taglio sulle spese intermedie" introdotto a luglio dal "decreto Bersani" e che la finanziaria avrebbe dovuto rimuovere. In sostanza la norma prevede che le singole università debbano risparmiare il 20% sulle spese intermedie rispetto al bilancio di previsione (riscaldamento, affitti, carta igenica, elettricità, telefono,…) e versare il risparmio così conseguito direttamente a Roma. L'ingiustizia, l'ipocrisia e la slealtà di questa imposizione è palese per una serie di motivazioni:
1. si chiede alle università di risparmiare in ambiti dove molto spesso è impossibile intervenire nel breve periodo (es. affitti pluriennali) costringendole di fatto a ridurre i costi in altri ambiti molto più sensibili e penalizzanti per gli studenti come la didattica e i servizi;
2. il taglio alle spese non interviene solo sul fondo di finanziamento ordinario proveniente direttamente dal ministero, ma colpisce tutte le fonti universitarie diventando di fatto, una tassa del 20% sulla capacità degli Atenei di reperire fondi esterni siano essi pubblici o privati (processo già di per sé molto difficile);
3. un taglio percentuale sulle spese effettuate dagli Atenei finisce per penalizzare in maniera molto pesante quelle università che sino ad oggi hanno mantenuto un comportamento virtuoso e hanno contenuto gli sprechi, poiché domani si troveranno ad avere risorse sottodimensionate rispetto ai servizi che dovranno offrire. Al contrario, gli Atenei spreconi dovranno, sì, ridurre le loro spese ma, razionalizzando, continueranno ad offrire agli studenti servizi e risorse soddisfacenti.
L'errore più grave di questo intervento sta proprio nel trattare tutti allo stesso modo, secondo un criterio democratico perverso per il quale tutti sono uguali e il merito e l'efficienza non sono premiati. In tal proposito vengono in mente le parole di don Milani quando sosteneva che le regole uguali per tutti creano le maggiori ingiustizie.
Un altro aspetto che merita di essere analizzato riguarda senz'altro il fondo di finanziamento ordinario (FFO) che rappresenta la stragrande maggioranza dei versamenti che lo stato effettua alle università. Ebbene questo fondo è di 250 milioni di euro inferiore rispetto al 2005, quando al governo stava la tanto bistrattata Moratti. Considerando che il FFO serve a coprire la spesa corrente dell'università, si può capire che gli Atenei dovranno ulteriormente intervenire per ridurre le proprie spese o aumentare le proprie entrate (più tasse per tutti). Allo stesso modo sono irrisori (per non dire ridicoli) gli stanziamenti effettuati per l'edilizia universitaria, che in un momento di forte incremento del numero di studenti dovrebbe essere fortemente supportata per garantire strutture moderne ed efficienti e non fatiscenti come avviene in molte parti d'Italia. Il totale dello stanziamento erogato dal governo è di 20 milioni di euro in due anni. Per capire la ridicolaggine di questa cifra basti sapere che la nuova facoltà di giurisprudenza di Trento è costata più di 10 milioni di euro e che l'Ateneo trentino spenderà in infrastrutture, da qui al 2012, circa 270 milioni di euro. Forse era più serio scrivere 0 (zero) nella casella dedicata all'edilizia universitaria.
Molti altri aspetti meriterebbero un approfondimento come il divieto di aprire nuove sedi distaccate o gli stanziamenti a favore del diritto allo studio e dei servizi agli studenti. Ritengo però che per fare un ragionamento critico, la carne al fuoco sia più che sufficiente. Resta solo da chiedersi dove sono oggi i manifestanti del passato, quelli che criticavano una riforma che conteneva anche aspetti positivi e che oggi stanno immobili di fronte all'indebolimento dell'intero sistema italiano dell'istruzione.